Nel racconto "La goccia d'oro" Michel Tournier narra di un ragazzo berbero, Idriss, che emigra in Francia per recuperare una foto-ritratto che una turista- fotografa francese gli ha scattato. Il narratore francese esprime qui, attraverso il viaggio di Idriss, tutta la sua diffidenza ma anche i suoi interrogativi nei confronti dell'obiettivo fotografico che, con un atto predatorio e aggressivo, sembra pietrificare il soggetto ritratto rubandogli di fatto l'anima.
Interrogativi che potremmo cos riassumere: pu un soggetto fotografato sfuggire allo spazio-trappola dellimmagine per riguadagnare, anche attraverso di essa, la libert e il respiro del reale. E' possibile che il puntamento sul volto dell'altro o su un paesaggio di quella che Tournier definisce l'imboccatura nera che cattura e trattiene con una rapidit folgorante non diventi la loro mortificazione?
Mi sembra che nell'approccio di Giuliano Cremasco alla fotografia questi interrogativi siano non solo implicitamente riconosciuti ma anche attraversati con quella giusta dose di umilt, con quella doverosa delicatezza e con quell'intenso rispetto che sempre ci richiesto quando si assume la piena consapevolezza di quanto di noi stessi e dell'altro mettiamo in gioco ad ogni istante, o meglio ad ogni scatto, e ad ogni sguardo, anche in qualit di spettatori.
(Enio Sartori)
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